UBI consistam

Ricordo come se fosse ieri quando la professoressa di italiano del liceo scrisse alla lavagna queste due parole.

“Ubi consistam”

Poi si rivolse a tutti noi, una classe di 17enni, chiedendoci se lo avessimo già trovato.

All’epoca i nostri sogni sembravano così chiari e alla portata delle nostre possibilità. Bastava crederci, impegnarsi ed erano lì a portata di mano. Potevamo diventare tutto ciò che desideravamo, sapevamo chi eravamo e dove volevamo arrivare.

 <<da mihi ubi consistam, et terram coelumque movebo>>

Dammi un punto d’appoggio, e muoverò la Terra. L’ubi consistam è il punto stabile d’appoggio, la base, il sicuro punto di partenza per intraprendere un’azione, è la propria collocazione esistenziale.

“Hai trovato te stesso?” Era questo quello che ci aveva chiesto la professoressa. Quello che non ci aveva detto era che quel punto poi così saldo non era, che nella vita si sarebbe spostato, sarebbe cambiato, sparito e che non ci saremmo più sentiti in grado di sollevare il mondo.

Sono passati tantissimi anni e al ricordo di quella lavagna mi chiedo ogni volta se io abbia mai trovato, o solo sfiorato quell’ubi consistam. I traguardi raggiunti forse sono proprio quello, anche se, a pensarci bene, da quei traguardi raggiunti per uno scopo, sono sempre poi approdata in posti neanche immaginati. Migliori, peggiori? Chi può dirlo! La vita non ha un solo centro, ma innumerevoli punti di energia che servono a compiere brevi tratti di strada.

Perdersi e ritrovarsi. Sicurezze intermittenti, sfide continue e certezze mutevoli e cangianti.

L’ubi consistam è una moltitudine, un caleidoscopio di colori. Non è un luogo, una cosa, una persona, è dentro di noi ma è come il mercurio schizzato fuori da un termometro rotto. Decine e decine di palline argentate in movimento su percorsi irrazionali ed imprendibili, pronte a scindersi sotto il tocco delle dita.

Riusciremo ad intrappolarne una?

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