In questi giorni, a giudicare dal numero di foto di pizze, torte e piatti di pasta che si vedono sui social, direi proprio di sì. Cucinare è un atto di amore verso noi stessi e verso gli altri, mangiare con gli altri ci rende felici, mangiare il nostro piatto preferito ci rende felici. Non ho citato il vino, ma sui suoi effetti, eravamo già tutti d’accordo, giusto?
Non so voi, ma in questo periodo ho fatto anche delle notevoli scoperte. Per esempio ho iniziato a comporre la mia personale ode al carboidrato. Perché, ebbene sì, ho scoperto contro ogni ragionevole previsione che per anni ho fatto finta di non amare molto la pasta. Sì, mi piaceva, ma potevo anche vivere senza. O almeno così credevo.
Per troppo tempo ho creduto che avrei potuto vivere meglio mangiando un petto di pollo alla piastra. Ma adesso,a pensarci bene, non credo di essere mai stata felice dopo averlo mangiato. La cottura alla griglia, leggera e senza grassi, è salutare quindi andava bene così.
Poi all’improvviso, invece accade che sei a casa tutti i giorni a pranzo e vedi qualcuno mettere una pentola con l’acqua a bollire ogni giorno. Inizi a rubare uno spaghetto ancora al dente direttamente dalla pentola, poi una forchettata di fusilli e poi, senza sapere come, ti ritrovi con un piatto fumante di rigatoni davanti. E solo in quel momento ti accorgi che per anni ti sei raccontata un sacco di bugie: la pasta ti piace, eccome! E ti piace mangiarla anche tutti i giorni! Altro che petto di pollo!

L’isolamento ci fa scoprire i nostri reali bisogni, le vere mancanze. E così può capitarti, come è successo adesso a me, di chiederti come hai fatto a vivere per anni senza quel piatto di pasta. E la cosa curiosa, fateci caso, è che capita lo stesso anche con le persone: ad un certo punto scopri che quella persona che non vedi da tempo ti manca. Forse inconsciamente già ti mancava, ma solo adesso lo capisci con chiarezza.
Improvvisamente ti accorgi che nella tua dispensa/vita mancano degli ingredienti/persone, quelli che magari non ritenevi indispensabili o quelli che compravi, ma senza fare scorte, presa com’eri dall’accaparrarti quegli ingredienti alla base delle tue ricette/convinzioni.
Chi mi conosce sa che almeno 2 volte a settimana ho sempre pranzato con un’insalata in vaschetta la cui cosa più gustosa all’interno erano 4 scagliette di parmigiano. Quante volte mi sono saziata con quell’insalata dicendo a me stessa e al mondo quanto fosse buona. Ma adesso non sento la mancanza dell’insalata. A me adesso manca il burro. E non mi era mai mancato,ve lo assicuro. non avrei neanche mai pensato che mi sarebbe potuto mancare. Non avevo mai capito l’importanza del burro prima d’ora. Quante cose magnifiche potrei fare adesso con il burro se solo lo avessi!
Avrei potuto fare una scorta di burro se solo prima non lo avessi considerato un ingrediente superficiale, non necessario. A cosa poteva servirmi il burro? Al massimo a condire i ravioli assieme alla salvia quella volta o due che decidevo di mangiare i ravioli. E ora, invece,mi rendo conto che mi servirebbe più che mai, per fare il risotto, il ciambellone, per condire la pasta, per cucinare l’omelette. Quanto siamo strani e complicati.
Pensateci bene: la cucina non è forse un’alchemica riproduzione su piccola scala della nostra vita? Ci ostiniamo a credere che una pietanza ci piaccia e un’altra no solo perché non abbiamo mai aperto il libro delle ricette e non ci siamo aperti alle sue infinite possibilità. Finiamo per passare davanti agli scaffali del supermercato andando a cercare quella benedetta vaschetta di insalata che non ci renderà felici. Non ci guarderemo neanche intorno e non concederemo neanche uno sguardo al panetto di burro che sta nel frigorifero accanto. Usciremo con la nostra insalata e saremo soddisfatti fino a quando, in un momento nella nostra cucina improvvisamente capiremo di aver preso un abbaglio. Forse era colpa della confezione colorata e accattivante, forse della nostra testardaggine, ma di certo quello di cui abbiamo bisogno non è un piatto di insalata, ma un panetto di burro. Esattamente quel panetto davanti al quale eravamo passati davanti mille volte senza capire quanto fosse essenziale.
A volte può capitare persino di sentirci come quel panetto di burro: solido e sicuro nel freddo del frigorifero, ma tenero ed indifeso nelle mani di qualcuno. Scartato da molti perché poco salutare, superato da tofu, margarina e Valsoia, non crediamo possibile che qualcuno stia cercando noi come ingrediente della sua ricetta di vita. Potremmo diventare una cheesecake, un risotto mantecato, un biscotto profumato alla cannella se solo ci lasciassimo sorprendere dalla vita.

Photo by Markus Spiske on Pexels.com
Ma quello che mi preme dirvi, oltre al fatto che nessuna foglia di insalata è stata maltrattata in questa storia, è che il burro è ancora lì nello scaffale, nel supermercato. E se per voi non è essenziale il burro, potrà esserlo la Nutella, la pasta o il salmone, non importa. Qualunque cosa sia potete andarlo a prendere. Anzi, dovete andarlo a prendere. Che aspettate???
Il cibo può renderci veramente felici. Specialmente quando assaggiamo qualcosa che non abbiamo mai pensato potesse essere così buono, quando ci lasciamo sorprendere.

